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Violoncellista

2026

Anno
2026
Dimensioni
90 × 100 cm
Disponibilità
Archivio

Testo critico

Testo redatto dall’archivio con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, non dall’artista.

Nel ciclo Interferenze contemporanee, il gesto musicale non trova nella notazione un ordine che lo spieghi: i segni che lo circondano ne fanno invece una presenza esposta alla ripetizione visiva. Zampogna assume il violoncellista come figura di un'attività che sembra chiedere tempo, ascolto e successione, poi la espone a un campo dove i segni musicali si ripetono senza organizzarsi in una frase udibile. Rispetto alle fasi in cui l'artista accostava immagini di diversa provenienza, qui l'interferenza non arriva dall'esterno del soggetto. Nasce dal rapporto fra il gesto e la superficie che pretende di renderlo visibile, senza poter restituire la durata della musica.

Le note sparse sulla stoffa oltrepassano il confine fra ambiente, corpo e violoncello: ciò che potrebbe indicare un linguaggio comune alla figura e allo strumento si presenta anche come motivo ornamentale, indifferente al loro movimento. La ripetizione non accompagna il suono; occupa lo spazio nel quale il suono potrebbe essere immaginato. Il leggio introduce l'attesa di una partitura, ma la sua superficie scura e traforata non offre una sequenza leggibile. Fra il luogo deputato alla lettura e i segni disseminati sulla stoffa si apre così uno scarto: la notazione sembra ovunque, tranne dove potrebbe guidare l'esecuzione. Il supporto tessile rende tale scarto persistente, perché il suo motivo continua attraverso le forme dipinte anziché arrestarsi davanti alla figura.

L'opera sposta la consueta contaminazione fra realtà vissuta e immagine codificata sul terreno di un'esperienza che la vista non può verificare. Il musicista rimane riconoscibile nel suo gesto, ma non è possibile ricavare da questa proliferazione grafica ciò che suona né attribuire ai segni una funzione musicale precisa. Non è la rappresentazione di un brano a essere in gioco: è la differenza fra un'attività che si svolge nel tempo e la sua riduzione a superficie. Zampogna lascia convivere queste due condizioni senza risolverle, facendo della musica un caso particolare della sua indagine su quanto un'immagine renda presente e quanto invece trattenga fuori campo.

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