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Testo critico

Testo redatto dall’archivio con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, non dall’artista.

In Turisti a Roma, l’esperienza della città si sottrae alla veduta e si lascia leggere attraverso un’interferenza fra corpi, riparo e immagini decorative. Le due figure derivano da una fotografia di Zampogna. Il titolo promette un luogo riconoscibile, ma l’opera non offre un monumento a cui affidare l’identificazione di Roma. In Interferenze contemporanee, Zampogna sposta così il problema, già presente nelle opere dedicate alla città e alla sua visibilità mediale, dal rapporto fra architettura e inserti d’immagine a quello fra presenza umana e ambiente figurato. Essere turisti non significa qui possedere una vista: significa attraversare un campo di segni che si frappone all’esperienza.

Gli ombrelli avvicinano le due figure sotto il medesimo gesto di protezione, ma ne mantengono distinti orientamento e sguardo: la prossimità non diventa una visione condivisa. Il motivo ripetuto dei gatti, con le sue curve e le sue piccole variazioni, occupa lo spazio intorno ai corpi e riaffiora anche nell’area rosa che sembrerebbe isolarli. La pittura non apre dunque una finestra stabile sul luogo; interrompe e lascia persistere la decorazione, facendo oscillare le figure fra apparizione e assorbimento. La stoffa conta in questa oscillazione perché il suo campo figurato non si limita ad accogliere la scena: ne condiziona la leggibilità, come se l’ambiente disponesse già di un proprio linguaggio prima dell’arrivo dei personaggi.

Rispetto alle precedenti immagini romane, nelle quali la memoria del monumento conviveva con frammenti mediali, qui la città resta affidata al titolo. L’interferenza non proviene da una finestra aggiunta alla veduta, ma dal rapporto continuo fra figure e superficie. Rimane aperta la distanza fra il luogo nominato e ciò che può essere visto: il turismo appare meno come incontro con Roma che come esperienza di una visibilità già organizzata da altre immagini.

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