Senza titolo, n. 10
2025
- Anno
- 2025
- Tecnica
- Acrylic on canvas
- Dimensioni
- 200 × 160 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Collezione privata
Testo critico
Senza titolo, n. 10 appartiene a uno dei filoni più coerenti della ricerca di Gaetano Zampogna: la persistente verifica della soglia tra esperienza incarnata e mondo-immagine prodotto dalla comunicazione di massa. Qui la figura non è presentata come un soggetto psicologico stabile, né dissolta nella pura astrazione. È invece attraversata da interruzioni grafiche che evocano la sintassi della pubblicità, della trasmissione radiotelevisiva e della codificazione visiva, sottoponendo l’intimità alla pressione di segnali esterni. Ne emerge un campo di tensione nel quale la presenza umana appare al tempo stesso immediata e mediata, esposta a una realtà già filtrata dall’immaginario collettivo. Questa dialettica ha radici profonde nella pratica di Zampogna, dagli anni di Artmedia — quando l’appropriazione operava criticamente sul linguaggio dell’arte del tardo Novecento — ai successivi corpi di opere, nei quali volti anonimi, frammenti di riviste e segni commerciali sono giunti ad abitare il medesimo spazio pittorico. In quest’opera del 2025, quella logica precedente non viene ripetuta né citata nostalgicamente, bensì interiorizzata. I segni grafici non agiscono più soltanto come citazioni inserite, ma come agenti strutturali che modificano la leggibilità della figura stessa. Il dipinto prosegue dunque la lunga analisi della realtà mediale condotta da Zampogna, mostrando come il soggetto contemporaneo si costituisca attraverso interruzione, sovrapposizione e rumore simbolico. L’immagine mantiene una misurata ambiguità. Zampogna non mette in scena una netta opposizione tra autenticità e falsificazione, ma ne articola la reciproca contaminazione. La figura conserva una fragile interiorità, che tuttavia è inseparabile dai segni che la attraversano. In questo senso, Senza titolo, n. 10 condivide con i cicli Store Windows e Squares la convinzione che la visione contemporanea sia sempre divisa tra presenza diretta e iscrizione mediata. Ne risulta un’immagine «ripulita dalla memoria» soltanto in apparenza: sotto la sua nitidezza formale si dispiega una riflessione critica sul modo in cui l’identità viene assemblata, consumata ed esposta. L’opera conferma inoltre il controllo dei mezzi pittorici da parte di Zampogna. La composizione è sostenuta da un calibrato intreccio tra figurazione e intervento grafico, tra concentrazione tonale e incisione segnica. Questa disciplina tecnica impedisce all’immagine di diventare meramente illustrativa e conferisce invece al dipinto una gravità contemporanea, in equilibrio tra ironia e inquietudine. Come in molte opere di Zampogna, il quotidiano non è rappresentato come un dato neutro, ma come una superficie psicologicamente e culturalmente connotata, sulla quale diventano visibili le pressioni del presente.
Tecnica e materiali
L’opera è eseguita in acrilico su tela, una tecnica adatta alla netta articolazione della superficie, del contorno e dell’interruzione grafica propria di Zampogna. L’uso dell’acrilico consente tanto la precisione dell’immagine figurativa quanto la presenza immediata, di natura segnica, degli elementi visivi sovrapposti, permettendo al dipinto di mantenere il teso equilibrio tra presenza corporea e codice mediato che è centrale nella pratica dell’artista.








