Senza titolo 18
1998
- Anno
- 1998
- Dimensioni
- 150 × 180 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
L’opera rende intercambiabili «realtà reale» e «realtà mediale» non perché le confonda, ma perché mostra che entrambe dipendono da pose, superfici e codici di visibilità. Nel ciclo Pubblicità, Zampogna porta a compimento il passaggio dalle piccole finestre mediatiche sovrapposte ai grandi volti alla piena equivalenza fra registri. Qui l’immagine pubblicitaria non irrompe in una realtà precedente e più autentica: si dispone accanto a un’altra figura, occupa uno spazio comparabile e ne condiziona la lettura. L’opposizione fra promessa di benessere e presenza appartata rimane riconoscibile, ma non offre un criterio certo per distinguere esperienza e rappresentazione.
La divisione verticale accosta le due figure alla stessa scala e trasforma la loro distanza in un montaggio senza gerarchie: la donna esibisce una disponibilità sorridente, mentre l’uomo ripiegato nel profilo sottrae il proprio sguardo, ma entrambi appaiono fissati dentro una posa già codificata. Anche il contrasto cromatico agisce come un dispositivo critico. Il grigio luminoso che rende la scena a sinistra levigata e quasi incorporea sospende ogni possibile naturalismo; il giallo saturo che assorbe corpo e abito dell’uomo, separandoli dal nero, converte invece una presenza individuale in segnale. La pittura e l’inchiostro serigrafico non ricompongono queste discontinuità, ma conservano la durezza di due immagini giustapposte, esposte come unità equivalenti di comunicazione.
Il lavoro precisa così un nodo centrale della ricerca di Zampogna dopo Artmedia: l’appropriazione non riguarda più soltanto la storia dell’arte, ma il repertorio contemporaneo di comportamenti e desideri già trasformati in immagini. L’ironia della scena a sinistra e la gravità della figura a destra non producono una semplice alternativa fra felicità artificiale e vita autentica. Mostrano piuttosto che persino il disagio può assumere la nettezza di un’immagine pronta alla circolazione. Resta allo sguardo una frattura che non separa due mondi, ma rivela il medesimo regime visivo all’opera in entrambi.












