Non faccio footing…
1998
- Anno
- 1998
- Dimensioni
- 40 × 30 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Collezione privata
Serie
Testo critico
L’opera mette in crisi l’idea di un’identità autonoma, mostrando come la persona comune e il corpo pubblicitario siano già organizzati dallo stesso regime di desiderio. Nel ciclo Pubblicità, Zampogna non oppone un volto autentico a un’immagine commerciale falsa. Porta invece i due registri alla stessa evidenza e lascia che ciascuno riveli la costruzione dell’altro. Il riferimento al footing, attività legata alla cura e alla disciplina del corpo, introduce con tono ironico una distanza fra comportamento dichiarato e modello proposto. La pubblicità non resta così un messaggio esterno: diventa la forma attraverso cui il soggetto misura ciò che è e ciò che potrebbe desiderare di essere.
La divisione verticale accosta il ritratto monocromo e la posa pubblicitaria senza stabilire fra loro una gerarchia, rendendo i due registri reciprocamente interpretabili. La dominante verde sottrae al volto la naturalezza dell’incarnato e lo avvicina alla condizione di un’immagine stampata, mentre il rosso dell’altra metà rende il corpo esibito immediato, artificiale e disponibile allo sguardo. La scrittura corsiva attraversa la figura in posa e trasforma una frase privata in slogan: la voce individuale sembra affermarsi, ma lo fa dentro la grammatica visiva del marchio, dell’esercizio e della seduzione. Anche la compresenza di modulazione pittorica e inchiostro serigrafico impedisce di separare nettamente presenza singolare e riproducibilità tecnica.
Il lavoro precisa un passaggio centrale nella ricerca di Zampogna sulla «realtà reale» e la «realtà mediale»: la contaminazione non avviene soltanto fra immagini differenti, ma dentro la percezione che il soggetto ha di sé. L’ironia della frase non libera la figura dalla pressione pubblicitaria. Al contrario, mostra quanto il linguaggio personale possa essere già abitato dai suoi codici. Ne deriva un’identità divisa solo in apparenza, perché ritratto, desiderio e merce partecipano ormai allo stesso circuito visivo.













