Senza titolo 11
2026
- Anno
- 2026
- Tecnica
- Mixed media on fabric
- Dimensioni
- 160 × 120 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Testo critico
Nell’ambito della riflessione matura di Zampogna sulla contaminazione delle immagini, quest’opera mette in scena una sottile crisi della visibilità. Due figure femminili emergono e arretrano entro una superficie floreale estesa all’intero campo, la cui insistenza decorativa rifiuta di rimanere sullo sfondo. Il motivo invade il campo pittorico, premendo contro i corpi finché la presenza si fa incerta e l’identità appare assicurata solo provvisoriamente. Quella che a prima vista potrebbe sembrare una scena domestica o ordinaria si trasforma così in una soglia percettiva, dove il quotidiano è filtrato attraverso un ambiente di seducente artificio.
Questa tensione tra figura e fondo ornamentale è centrale nella lunga indagine di Zampogna sull’instabilità dell’esperienza contemporanea. Dai primi procedimenti di appropriazione degli anni di Artmedia alle opere successive, nelle quali l’immaginario mediale e la realtà vissuta diventano intercambiabili, la sua pratica ha esaminato con continuità il modo in cui la cultura visiva svuota di profondità l’esperienza, moltiplicandone al contempo le superfici. Qui l’indagine non procede attraverso citazioni esplicite o frammenti pubblicitari, ma mediante un’interferenza più interiorizzata: la decorazione stessa diventa veicolo di dislocazione, dissolvendo la distinzione tra soggetto e ambientazione.
La tecnica mista su stoffa è decisiva. Il supporto porta con sé associazioni di intimità, uso ed esposizione teatrale, consentendo al tempo stesso al motivo floreale di funzionare sia come immagine sia come condizione materiale. Zampogna sfrutta questa ambiguità con notevole raffinatezza, sovrapponendo figurazione e motivo decorativo sì che i corpi dipinti sembrino assorbiti in un continuum tessile. Il contrasto tra l’abito scuro della figura seduta e il bianco luminoso della figura in piedi acuisce il registro psicologico dell’opera, senza tuttavia fissarlo in una narrazione. Persiste invece una relazione sospesa, più affettiva che descrittiva.
Considerata nell’ambito della serie Interferenze contemporanee, l’opera estende la meditazione di Zampogna sul modo in cui i soggetti contemporanei abitano ambienti già codificati dalle convenzioni visive. Il campo floreale non è meramente decorativo; agisce come uno schermo della sensibilità contemporanea, insieme seducente e cancellante. In questa oscillazione tra apparizione e scomparsa, il dipinto offre un’immagine lucida dell’estraneità moderna: la vita persiste, ma solo come qualcosa di continuamente velato dalle forme attraverso cui viene rappresentata.






