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Testo critico

Testo redatto dall’archivio con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, non dall’artista.

La prossimità fra le tre figure non costruisce una scena stabile: in Interferenze contemporanee, l’ornamento della stoffa trasforma il loro stare insieme in una presenza continuamente attraversata. Zampogna porta un episodio di relazione quotidiana sulla superficie di un tessuto che non si lascia ridurre a sfondo. Il titolo nomina Roma, ma non affida la città a una veduta riconoscibile: l’attenzione si sposta dal luogo identificabile al modo in cui un incontro diventa immagine. Rispetto alle precedenti sovrapposizioni tra «realtà reale» e «realtà mediale», l’interferenza qui non richiede una finestra pubblicitaria o una scritta. Si manifesta nel rapporto fra corpi e decorazione, entrambi capaci di organizzare ciò che si vede.

Le mani che uniscono le figure fanno della vicinanza un gesto reciproco, senza però chiudere il gruppo in uno spazio separato. Il legame resta leggibile mentre il disegno floreale continua a reclamare la stessa superficie dei corpi. I fiori blu affiorano intorno alle gambe e alle braccia; il loro colore ritorna negli abiti e rende meno netta la distinzione tra figura e ambiente. La stoffa non incornicia un momento già compiuto: lo sottopone a una trama che ne accompagna e insieme ne interrompe la continuità. Anche il movimento delle tre figure, suggerito dalle posture e dagli sguardi rivolti l’una verso l’altra, non conduce a una narrazione univoca. Rimane un rapporto colto mentre prende forma, esposto a ciò che lo attraversa.

L’opera sposta così il problema della contaminazione dall’urto fra immagini di diversa provenienza a una convivenza più difficile da separare. Non sappiamo da quale eventuale immagine precedente derivi la scena, né occorre attribuirle una vicenda precisa per leggere questa tensione. Le figure conservano la possibilità di un’esperienza comune, ma non possono sottrarsi alla superficie che le rende visibili. Roma resta nel titolo come promessa di un luogo; nella pittura, a prevalere è la condizione instabile di una presenza condivisa.

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