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Tempi di Covid 9

2020

Anno
2020
Dimensioni
150 × 130 cm
Edizione
Unique
Disponibilità
Disponibile
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Testo critico

Testo redatto dall’archivio con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, non dall’artista.

Nel ciclo Tempi di covid, l’opera mette alla prova l’autorità ecclesiastica davanti a un protocollo sanitario che ne conserva i segni pubblici mentre ne espone la vulnerabilità corporea. Zampogna porta così entro la propria ricerca sulla contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale» una figura la cui identità dipende da un apparato visivo già codificato. Il cardinale non è assunto come ritratto psicologico, ma come immagine pubblica sottoposta alla condizione comune della pandemia. Il rango continua a essere riconoscibile, tuttavia non basta più a separare il suo corpo dalla precarietà che investe ogni presenza.

La mascherina sottrae una parte decisiva della fisionomia e trasforma il volto in un luogo di interdizione, mentre lo zucchetto, la croce pettorale e la fascia rossa mantengono leggibile l’ufficio senza restituirgli una sovranità integra. La convivenza fra questi codici produce lo spaesamento: il dispositivo sanitario non cancella il cerimoniale, ma lo obbliga a condividere il proprio campo con il segno anonimo di una disciplina collettiva. Anche la stoffa verde agisce criticamente, poiché assorbe spazio e figura in una continuità quasi priva di profondità. La zona ovale che raccoglie il corpo seduto sembra allora, nello stesso tempo, una piattaforma provvisoria e un perimetro di distanza, come se la presenza pubblica potesse darsi soltanto entro un’area regolata.

Rispetto alle precedenti mitologie mediatiche di Zampogna, qui l’interferenza non arriva da una pubblicità o da una promessa di consumo, ma da un segno entrato con immediatezza nella comunicazione quotidiana. La pandemia diventa una condizione della visibilità: modifica il modo in cui il potere appare prima ancora di modificarne gli attributi. L’opera lascia quindi irrisolta una tensione precisa. I simboli dell’autorità resistono, ma la loro persistenza mostra quanto ogni ruolo pubblico dipenda da un corpo esposto, limitato e sostituibile.

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