Tempi di Covid 3
2020
- Anno
- 2020
- Tecnica
- Tecnica mista su stoffa
- Dimensioni
- 37.5 × 30 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
Nel ciclo «Tempi di covid», l’opera trasforma l’individuo sottoposto ai protocolli della pandemia nel souvenir di una normalità sospesa, fissando l’esperienza collettiva in un’immagine insieme domestica e impersonale. Zampogna non isola un episodio di cronaca, ma condensa una nuova condizione pubblica del corpo: essere riconoscibile attraverso ciò che lo protegge, lo limita e ne regola l’apparizione. La figura diviene così il residuo figurativo di un tempo in cui gesti, distanze e dispositivi sanitari hanno assunto il valore di codici condivisi. La consueta contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale» si sposta qui dalla circolazione delle immagini alla disciplina quotidiana della presenza.
La mascherina e il dispositivo rettangolare portato sul petto comprimono volto e torso entro un sistema di protezione e identificazione, riducendo l’individuo a una funzione pubblica senza cancellarne del tutto la vulnerabilità. Il grande elemento bianco sollevato resta semanticamente instabile e, proprio per questo, converte il gesto in una formula difficile da decifrare, a metà fra segnale, offerta e dimostrazione. Sotto i piedi, la base ovale rossa sottrae il corpo a uno spazio praticabile e lo presenta come una piccola effigie da conservare. La stoffa chiara, percorsa da motivi vegetali azzurri, completa questo slittamento: anziché accogliere la figura in un ambiente, la incorpora in un ordine ornamentale che rende l’emergenza compatibile con l’interno domestico.
L’opera porta quindi nel ciclo una forma particolare di sdrammatizzazione, affine per struttura, ma non per soggetto, a quella delle «Macellerie»: il trauma non scompare, viene reso maneggevole, ripetibile e quasi collezionabile. Il souvenir non conserva qui la memoria di un viaggio, bensì quella di una restrizione condivisa, già pronta a diventare immagine d’epoca. Ne deriva una tensione non risolta fra testimonianza e consumo: ciò che ha disciplinato concretamente i corpi sopravvive come oggetto visivo, mentre la persona resta imprigionata nel ruolo che quel tempo le ha assegnato.











