Tempi di Covid 14
2020
- Anno
- 2020
- Tecnica
- Tecnica mista su stoffa
- Dimensioni
- 20 × 20 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
L’opera trasforma la consegna durante la pandemia in un’immagine di prossimità negata, nella quale il gesto necessario dello scambio coincide con l’impossibilità del contatto. Nel ciclo Tempi di covid, Zampogna non assume l’emergenza sanitaria come semplice tema di cronaca, ma come dispositivo che modifica le relazioni, i ruoli e la loro visibilità pubblica. Il passaggio di un oggetto tra un addetto alla consegna e una figura protetta dalla mascherina porta la vita ordinaria entro quella contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale» che attraversa la sua ricerca: un episodio quotidiano appare già organizzato secondo i codici impersonali dell’immagine informativa.
L’involucro trattenuto fra le due figure concentra lo scambio in una zona incerta, facendo della consegna un gesto sospeso anziché concluso. I corpi si avvicinano, ma la mascherina, la visiera e l’abbigliamento protettivo convertono la vicinanza in un sistema di precauzioni, nel quale ciascuno incontra anzitutto la funzione sociale dell’altro. Il giallo segnaletico e il blu degli abiti emergono contro il disegno vegetale del supporto, assimilando protezione, corpo e ambiente a registri visivi sovrapposti. La stoffa non accoglie dunque una scena integra: lascia che la trama ornamentale interferisca con le figure e indebolisca la distinzione fra documento, pittura e decorazione. Anche l’ampia fascia verticale color ocra, priva di una funzione narrativa certa, agisce come una cesura che sottrae profondità all’episodio e lo espone come frammento.
La pandemia diventa così una condizione percettiva prima ancora che un avvenimento storico. Rispetto alle precedenti mitologie mediatiche di Zampogna, qui non è la promessa pubblicitaria a rendere astratta l’esperienza, ma un protocollo di sicurezza che preserva i corpi separandoli. L’opera registra la contraddizione senza risolverla: la cura passa attraverso una distanza, il servizio attraverso una barriera, la relazione attraverso accessori che rendono gli individui riconoscibili soprattutto per il compito che svolgono. Ciò che resta allo sguardo è una quotidianità ancora operativa, ma privata della naturalezza del proprio gesto.











