Tempi di Covid 17
2020
- Anno
- 2020
- Tecnica
- Tecnica mista su stoffa
- Dimensioni
- 20 × 20 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
Nel ciclo Tempi di covid, la protezione del corpo diventa una nuova forma di esposizione: ciò che dovrebbe sottrarre l’individuo al pericolo lo consegna a un’immagine pubblica, anonima e integralmente regolata dall’emergenza. Zampogna porta così la contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale» dentro il volto stesso. Non oppone l’esperienza vissuta alla sua rappresentazione, ma mostra come la pandemia le abbia rese inseparabili, affidando la riconoscibilità personale a segni standardizzati di sicurezza. Il soggetto non vale come ritratto identificabile, bensì come figura di una presenza divenuta funzione, esposta proprio attraverso gli strumenti che ne garantiscono la sopravvivenza.
La sovrapposizione di mascherina e visiera cancella i tratti senza eliminare lo sguardo, trasformando il volto in una soglia fra individuo e protocollo collettivo. Gli occhi rimangono percepibili dietro più superfici, ma questa persistenza non restituisce un’identità stabile: misura piuttosto la distanza introdotta da una visibilità filtrata, necessaria e insieme disumanizzante. Il disegno geometrico della stoffa incornicia e attraversa la figura, assimilando il dispositivo sanitario a una grammatica visiva già pronta e ripetibile. Il campo rosso dietro il capo intensifica l’apparizione, mentre cerchi, bande e punte nere sottraggono profondità allo spazio. Il supporto non accoglie quindi un corpo isolato, ma lo incorpora in una trama che oscilla fra decorazione domestica, segnaletica e schermo.
Rispetto alle precedenti mitologie mediatiche di Zampogna, qui non agisce la promessa pubblicitaria di un’identità desiderabile, ma l’obbligo condiviso di rendersi riconoscibili attraverso l’anonimato. L’emergenza produce una propria iconografia, immediatamente leggibile e potenzialmente intercambiabile, nella quale cura, rischio e disciplina coincidono. La tecnica mista su stoffa conserva l’attrito fra figura dipinta e motivo prestampato, impedendo che l’immagine si chiuda in una cronaca della pandemia. Resta invece una domanda sulla presenza contemporanea: quanto dell’individuo sopravvive quando ogni accesso al suo volto passa attraverso un codice collettivo di protezione?











