Tempi di Covid 1
2020
- Anno
- 2020
- Tecnica
- Tecnica mista su stoffa
- Dimensioni
- 135 × 130 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
Su un tessuto verde percorso da mongolfiere, minuti segni ornamentali e traiettorie lineari, Zampogna innesta la figura quasi monocroma di un operatore protetto, colto mentre dirige una lancia verso il margine inferiore dell’immagine. Il fondo conserva la leggerezza fantastica di un repertorio decorativo, mentre il grande piano scuro che attraversa diagonalmente la composizione introduce un peso improvviso, simile a una strada, a una barriera o a un campo contaminato. La tecnica mista non nasconde l’eterogeneità dei suoi registri: la trama del supporto, le stesure pittoriche e le immagini sovrapposte rimangono in tensione, senza ricomporsi in uno spazio unitario.
Dal getto non scaturisce una sostanza neutra, ma una fascia iridata che evoca immediatamente il linguaggio visivo della speranza diffuso durante la pandemia. Qui, tuttavia, l’arcobaleno è sottoposto a un rovesciamento ambiguo: viene spruzzato come un agente di sanificazione, quasi che anche l’ottimismo collettivo debba essere somministrato, regolato e reso operativo. La promessa cromatica lambisce il piano scuro senza dissiparlo; alla vivacità del segno corrisponde così la gravità di un gesto associato all’emergenza e alla restrizione.
Le presenze scure e sfocate disseminate sul fondo sembrano immagini residue, corpi distanti o apparizioni assorbite dalla decorazione. In questa compresenza di favola tessile e protocollo sanitario si riconosce un nodo centrale della ricerca di Zampogna: l’attrito tra esperienza vissuta e immaginario mediatico. L’evento storico non è illustrato in modo documentario, ma trasformato in una scena mentale nella quale protezione, isolamento e comunicazione pubblica diventano elementi di una stessa iconografia.
L’opera trattiene dunque la duplice tonalità dei mesi del confinamento: la disciplina imposta ai corpi e la produzione insistente di simboli consolatori. L’ironia nasce dall’incongruenza fra l’azione concreta dell’operatore e l’impossibile materia colorata che egli diffonde; il registro tragico, invece, permane nella sua figura senza volto e nel terreno cupo che domina la scena. Zampogna non oppone semplicemente realtà e finzione: mostra come, nell’emergenza, esse abbiano finito per contaminarsi e modellare insieme la percezione quotidiana.












