Tempi di Covid 7
2020
- Anno
- 2020
- Tecnica
- Tecnica mista su stoffa
- Dimensioni
- 100 × 80 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
In Tempi di covid, la protezione del corpo diventa una forma di esposizione: ciò che dovrebbe separare l’individuo dall’ambiente finisce per consegnarlo alla trama impersonale dell’immagine pubblica. Il ciclo affronta la pandemia non come un repertorio di episodi da illustrare, ma come una condizione che modifica la visibilità dei corpi e il loro rapporto con lo spazio condiviso. Zampogna riprende qui la contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale» che attraversa la sua ricerca: l’esperienza sanitaria si presenta già tradotta in postura, abbigliamento e segni immediatamente riconoscibili, mentre la persona arretra dietro la funzione assegnatale dall’immagine.
La figura mascherata e rivestita da indumenti protettivi conserva il passo e il gesto di un’azione ordinaria, ma la ridotta definizione del volto sposta l’identità dall’individuo al protocollo che lo rende leggibile. La protezione non costruisce una barriera integra. Al contrario, le tonalità verdi e biancastre lasciano il corpo permeabile al supporto, come se l’apparato destinato a preservarlo ne accelerasse la trasformazione in superficie. Il motivo geometrico e floreale della stoffa attraversa senza interruzione spazio e figura, assorbendo l’emergenza in una continuità decorativa che ne attenua il dramma. La tecnica mista mantiene così in tensione presenza dipinta e tessuto prestampato: l’una non domina l’altro, ed entrambi concorrono a produrre una visione nella quale il pericolo appare già normalizzato.
L’opera introduce nel ciclo una sdrammatizzazione affine, per struttura, a quella delle Macellerie, ma applicata alla gestione pubblica della vulnerabilità. Non è la violenza esplicita a essere resa consumabile: è la disciplina quotidiana dell’emergenza, trasformata in un codice visivo ripetibile. La stoffa, con le sue associazioni domestiche e ornamentali, porta il trauma collettivo dentro un ambiente apparentemente abitabile, mentre la mascherina impedisce che la figura torni a essere un ritratto. Resta una presenza sospesa fra individuo, funzione e immagine circolante. In questa indecidibilità, la pandemia diventa una verifica del modo in cui i media non soltanto documentano il reale, ma gli forniscono forme capaci di assorbirne l’urgenza.











