Tempi di Covid 6
2020
- Anno
- 2020
- Tecnica
- Tecnica mista su stoffa
- Dimensioni
- 80 × 60 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
Nel ciclo «Tempi di covid», l’opera trasforma la continuità del lavoro ordinario in un’immagine di vulnerabilità, nella quale protezione sanitaria, circolazione delle merci e promessa di nutrimento non riescono più a separarsi. Zampogna non rappresenta la pandemia attraverso il suo teatro sanitario più riconoscibile, ma attraverso la persistenza di un gesto necessario: trasportare qualcosa destinato ad altri mentre il corpo deve difendersi dalla prossimità. La scena entra così nella ricerca dell’artista sulla contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale»: un episodio quotidiano, isolato dal proprio contesto, acquista l’evidenza impersonale di un’immagine pubblica.
La figura mascherata sostiene un vassoio inclinato di frutti gialli, e la precarietà di quell’assetto converte il trasporto in una misura dell’equilibrio sociale. Il colore compatto dei frutti concentra l’idea di abbondanza e nutrimento, ma la loro esposizione ordinata li rende anche merce, quantità da preservare e consegnare. Il volto protetto non annulla la presenza individuale, tuttavia la riduce a una funzione riconoscibile, definita dal compito e dal protocollo. Intorno, la trama geometrica e floreale della stoffa assorbe ambiente e figura in una continuità ornamentale: invece di situare l’azione, la superficie la sospende, come se il fatto vissuto fosse già stato convertito in un’immagine ripetibile.
L’opera introduce nel ciclo una tensione meno cerimoniale e più materiale rispetto alle immagini di autorità o di rito pubblico. La pandemia appare qui come una redistribuzione della visibilità: il gesto normalmente marginale di chi trasporta beni diventa centrale, mentre l’identità di chi lo compie resta secondaria. Zampogna non celebra il lavoro né lo trasforma in racconto edificante. Ne mostra piuttosto l’ambivalenza, perché ciò che sostiene la vita coincide con ciò che espone il corpo. La stoffa impedisce alla scena di chiudersi nella cronaca e lascia allo sguardo un presente in cui cura, consumo e rischio condividono la stessa superficie.











