Tempi di Covid 5
2020
- Anno
- 2020
- Tecnica
- Tecnica mista su stoffa
- Dimensioni
- 120 × 120 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
Nel ciclo Tempi di covid, l’attesa diventa la forma quotidiana della restrizione: il corpo rimane nello spazio pubblico, ma vi appare separato dal mondo e progressivamente assorbito dalla sua superficie. Zampogna non traduce la pandemia in un episodio eccezionale, bensì nel mutamento silenzioso di un gesto comune. Sedersi, sostare, condividere un luogo sono azioni che la mascherina e la distanza rendono improvvisamente ambigue. La figura, non identificata dalle fonti, vale quindi meno come ritratto individuale che come presenza sottoposta a un nuovo regime di visibilità, nel quale protezione e isolamento coincidono.
La figura seduta e mascherata è attraversata dal motivo floreale della stoffa, che ne indebolisce la consistenza e converte l’isolamento sanitario in instabilità percettiva. I fiori non si limitano a circondare il soggetto: riaffiorano sul corpo e ne compromettono i confini, come se l’ambiente decorativo potesse consumarne lentamente la presenza. Anche la struttura lineare della panchina e la fascia verde inferiore compartimentano lo spazio, trasformando una pausa ordinaria nell’immagine di un accesso regolato e di una mobilità sospesa. Il supporto tessile agisce così come materia critica. La sua decorazione domestica contraddice l’estraneità della scena pubblica, mentre la sua continuità visiva assorbe persona, arredo e spazio in un unico piano instabile.
L’opera rinnova la contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale» che attraversa la ricerca di Zampogna, ma la trasferisce dalla sovrapposizione di immagini alla condizione stessa dell’apparire. Il segno più riconoscibile della pandemia, la mascherina, non basta a spiegare la scena: è la perdita di separazione fra individuo e ambiente a restituire la vulnerabilità di quel tempo. Resta una presenza trattenuta, visibile ma non pienamente disponibile, per la quale lo spazio comune non è più luogo di relazione, bensì superficie di attesa e distanza.












