Gaetano Zampogna “Visioni Reali”
MACA – Museo Arte Contemporanea Acri, Palazzo Sanseverino Falcone · Acri (Cosenza) · 2024
Una mostra antologica che ripercorre il percorso di Zampogna da Artmedia al COVID, in cui le immagini dei media e la realtà vissuta diventano criticamente intercambiabili.
Gaetano Zampogna “Visioni Reali”
Gaetano Zampogna
luglio 2023 – 1° gennaio 2024
Mostra antologica che comprende opere da Artmedia (1989) al ciclo del COVID
A cura di Antonella Bongarzone
MACA – Museo Arte Contemporanea Acri, Palazzo Sanseverino Falcone
Acri (CS), Italy
Orari di apertura: si prega di verificare con il museo
Concepita come un'ampia ricognizione retrospettiva, Visioni Reali mette a fuoco la coerenza della ricerca di Gaetano Zampogna nell'arco di oltre tre decenni. Dalla stagione fondativa di Artmedia nel 1989 alle opere più recenti legate agli anni della pandemia, la mostra ricostruisce una pratica costantemente impegnata a indagare il confine instabile tra esperienza vissuta e sua codificazione mediatica. La logica curatoriale non è dunque meramente cronologica: rivela come appropriazione, figurazione, citazione fotografica, finzione pittorica e trasposizione allegorica appartengano tutte a un'unica indagine critica sulla costruzione dell'immagine contemporanea.
Il nucleo più antico rivisita il ruolo di Zampogna all'interno di Artmedia, dove i principi dell'appropriazione e del “saccheggio” visivo lo portarono a inserire riferimenti ad artisti del Novecento già storicizzati in campiture monocrome e su supporti fotografici cibachrome. Queste opere sono essenziali per comprendere i suoi sviluppi successivi, perché mettono in discussione fin dall'inizio la paternità artistica, la proprietà e lo statuto dell'immagine. Ciò che emerge non è la citazione fine a se stessa, ma un preciso smantellamento della legittimità artistica, che anticipa la sua successiva attenzione alla circolazione dei segni nella pubblicità, nelle riviste e nei mass media.
La mostra segue poi la svolta decisiva verso un linguaggio figurativo contaminato dai miti della cultura del consumo. Qui Zampogna isola i simboli attraverso i quali la vita contemporanea viene messa in scena e interiorizzata: cartelloni pubblicitari, copertine di riviste, frammenti mediatici e icone pubbliche entrano nel campo pittorico come elementi destabilizzanti. In queste tele, “realtà reale” e “realtà mediatica” diventano progressivamente intercambiabili, producendo un'immagine svuotata di una memoria stabile eppure satura di testimonianze sociali. L'ironia di questo scambio non è mai distaccata; è legata a una percezione tragica di un presente svalutato, visibile nei cicli legati alla cultura dei gratta e vinci, alle aspirazioni compromesse e al teatro dell'alienazione quotidiana.
Altre sezioni della mostra ampliano questa analisi senza abbandonarne la tensione centrale. La serie di ritratti di poeti, turbati da proverbi deliberatamente citati in modo errato, trasforma la somiglianza iperrealista in un luogo di straniamento linguistico e psicologico, generando un sottile cortocircuito analitico tra riconoscimento ed errore. Le opere dedicate a Mata e Grifone spostano l'indagine dall'immediatezza sociale verso uno spazio tra memoria etnografica e leggenda messa in scena: i giganti allegorici, dipinti su tessuti riccamente decorati, abitano un fondo ornamentale irreale che contrappone al vuoto storico la persistenza della forma rituale. Nelle opere Meat / Butchers, l'animalità e la violenza diventano metafore della condizione umana, messe in scena su tessuti damascati la cui raffinatezza ornamentale intensifica la brutalità del soggetto.
Gli ultimi capitoli, tra cui la serie Tempi di Covid, confermano Zampogna come artista dalla penetrante capacità di testimonianza storica. Mascherine, guanti in lattice, corpi straniati e passaggi sospesi attraverso spazi indeterminati articolano non semplicemente l'iconografia della pandemia, ma la più profonda crisi dell'identità e della comunicazione che essa ha messo in luce. L'uso di fondi in tessuto finemente lavorato colloca queste figure in un campo al tempo stesso tattile e irreale, rafforzando l'oscillazione tra documento e visione. Nel suo insieme, Visioni Reali dimostra che l'opera di Zampogna non è una successione di cicli scollegati, ma un'analisi sociale continua e sensibile in cui l'immagine diventa il luogo privilegiato in cui la mitologia contemporanea, la fragilità personale e l'esperienza collettiva si confrontano.











