Testo critico
L’opera mostra che la visibilità del desiderio non è mai neutrale: nel circuito pubblicitario, l’intimità viene insieme esposta, codificata e sottratta. Nel ciclo Pubblicità, Zampogna porta il confronto fra «Realtà reale» e «Realtà mediale» dentro la rappresentazione del contatto amoroso, sottraendolo tanto alla confessione privata quanto alla promessa liberatoria dell’immagine commerciale. I due episodi non stabiliscono quale desiderio sia più autentico. Mostrano piuttosto che ogni esperienza, quando entra nel campo della comunicazione, deve assumere una posa, una superficie e un grado di leggibilità.
Il contrasto fra il registro scuro e degradato del primo abbraccio e la definizione luminosa del secondo trasforma il dittico in una gerarchia di visibilità, non in una semplice opposizione narrativa. Nel primo pezzo, la fusione dei corpi resta quasi inghiottita da una materia cupa che ne indebolisce l’identificazione; nel secondo, il colore saturo e la nettezza dei profili avvicinano il bacio alla persuasione levigata della pubblicità. Questa maggiore evidenza non coincide però con una maggiore libertà. La fascia nera che attraversa le bocche agisce insieme come segno grafico e censura, rendendo l’occultamento parte dello stesso dispositivo che offre i corpi allo sguardo. Ciò che dovrebbe impedire la visione finisce così per organizzarla e intensificarla.
Zampogna non oppone un’intimità vissuta a una falsa immagine mediale, ma registra come entrambe siano prodotte da differenti condizioni di apparizione. La struttura in due pezzi dà forma materiale a questa discontinuità, mentre impedisce ai registri di restare autonomi: ciascuno modifica il valore dell’altro. All’interno della ricerca dell’artista, l’opera precisa quindi un nodo decisivo del ciclo Pubblicità. La realtà mediale non si limita a rappresentare il desiderio, ma ne distribuisce l’accesso, stabilendo che cosa possa apparire pienamente e che cosa debba sopravvivere come traccia, interruzione o immagine sorvegliata.













