Senza titolo 2
2018
- Anno
- 2018
- Tecnica
- Tecnica mista su stoffa
- Dimensioni
- 125 × 130 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
Nel ciclo Macellerie, Senza titolo 2 mette in scena la violenza come procedura ordinaria, resa accettabile dalla continuità visiva fra il lavoro della carne e l’ornamento domestico. Zampogna non insiste sull’istante culminante dell’uccisione, ma sul momento successivo, quando il corpo è già diventato materia da trattare e il gesto si è trasformato in mansione. È in questo passaggio che la serie riconosce un meccanismo più ampio della realtà mediale: il dramma non viene negato, bensì ricondotto a una forma ripetibile, osservabile e infine consumabile.
Il motivo damascato attraversa corpi, ambiente e strumenti, attenuando la distinzione fra figure e fondo e convertendo l’azione in una scena decorativa. I due operatori perdono consistenza individuale mentre la stoffa affiora nei loro abiti e nei loro volumi, come se il luogo di lavoro li assorbisse nello stesso regime ornamentale della carne. Anche le presenze scheletriche e craniche, sospese come residui o segnali, non ricompongono una narrazione funebre: introducono la morte nel campo della consuetudine visiva. A questa dispersione si oppone la materia rosea sul tavolo, la cui intensità cromatica interrompe la dominante spenta e restituisce alla carne un peso concreto proprio mentre tutto il resto tende a neutralizzarlo.
L’opera porta così la sdrammatizzazione al centro della propria struttura percettiva. Non c’è armonia perché la violenza sia risolta, ma perché figure, resti e decorazione sono sottoposti alla medesima equivalenza visiva. Rispetto alle precedenti contaminazioni fra «realtà reale» e «realtà mediale», qui il montaggio non dipende da finestre o inserti riconoscibili: è la stoffa stessa a funzionare come dispositivo di assimilazione. All’osservatore resta una scena ancora leggibile, ma privata di gerarchie morali immediate, nella quale il vero trauma coincide con la facilità con cui la morte può diventare ambiente.













