Omaggio a Bacon
2018
- Anno
- 2018
- Tecnica
- Olio su stoffa
- Dimensioni
- 130 × 130 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
Nelle Macellerie, Omaggio a Bacon trasforma la continuità fra corpo umano e carne animale in un’immagine di lavoro che l’ornamento rende insieme perturbante e ordinaria. Il riferimento dichiarato a Francis Bacon non richiede l’identificazione di un dipinto preciso per agire: riguarda anzitutto la perdita di ogni gerarchia rassicurante fra individuo, organismo e carne esposta. Zampogna trasferisce tuttavia questo problema fuori dallo spazio claustrofobico baconiano e lo colloca entro la propria riflessione sulla sdrammatizzazione, dove la violenza non scompare, ma diventa compatibile con la superficie che la presenta.
La figura regge due carcasse aperte come prolungamenti simmetrici del proprio corpo, e questa disposizione rende chi trasporta e ciò che è trasportato partecipi della stessa vulnerabilità carnale. L’apertura delle forme animali ai lati produce quasi un paramento, un involucro ambiguo che può rivestire il corpo umano mentre ne anticipa la possibile riduzione a materia. Contro questa equivalenza grave, la stoffa verde e oro distribuisce animali e motivi vegetali con una regolarità indifferente: il macello entra così in un ambiente visivo domestico e decorativo, nel quale la ripetizione attenua lo scandalo della morte. Anche il rosso che affiora in basso non ricostruisce un evento cruento, ma resta catturato dal motivo ornamentale, come se persino la traccia del sangue potesse essere convertita in disegno.
L’opera precisa quindi il significato delle Macellerie: il dramma non risiede soltanto nell’esposizione della carne, ma nella facilità con cui tale esposizione viene assorbita da un ordine gradevole, ripetibile e consumabile. Rispetto alla contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale» sviluppata da Zampogna nei cicli precedenti, qui l’interferenza è affidata al supporto stesso. La stoffa non commenta la scena dall’esterno, ma la normalizza mentre la conserva visibile. Allo spettatore rimane un’immagine in cui il mestiere, il sacrificio e la decorazione coincidono senza pacificarsi, e proprio questa convivenza misura l’assuefazione contemporanea alla violenza.












