Sonatori di banda
2010
- Anno
- 2010
- Dimensioni
- 205 × 142 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
Sonatori di banda trasforma la festa in una memoria sospesa fra presenza popolare e decorazione, mostrando come il rito sopravviva proprio mentre la sua unità visiva si dissolve. Nel ciclo Mata & Grifone, avviato nello stesso 2010, Zampogna non ricostruisce una tradizione originaria e intatta, ma rimette in circolo un’immagine della ritualità meridionale legata ai luoghi della propria infanzia. La banda non accompagna qui un racconto compiuto: diventa il residuo riconoscibile di una comunità, affidato a un’immagine che oscilla fra testimonianza, apparizione e repertorio collettivo.
La disposizione discontinua e contrapposta dei musicisti frammenta il corteo e sottrae alla scena la certezza di un evento unitario. I corpi sembrano convocati dal rito, ma non formano una processione continua: i loro gesti restano separati, quasi trattenuti in una durata senza avanzamento. Il motivo floreale azzurro attraversa figure e intervalli, assorbendo la presenza rituale nell’ornamento della stoffa. Inchiostro serigrafico e acrilico non cancellano completamente la trama prestampata, che riaffiora dentro i corpi e rende instabile la distinzione fra immagine dipinta e supporto. La festa perde così la consistenza della cronaca e assume la forma di una memoria che il tessuto conserva mentre, nello stesso gesto, la disperde.
Il lavoro introduce nella ricerca di Zampogna una contaminazione diversa da quella fra «realtà reale» e «realtà mediale» sviluppata nei cicli precedenti. A essere sottoposta a interferenza è ora la tradizione stessa, non opposta alla contemporaneità ma resa visibile attraverso una superficie già carica di segni domestici e decorativi. Il rito non viene celebrato come recupero identitario, né ridotto a folclore: persiste come forma fragile di appartenenza, riconoscibile ma priva di un centro stabile. Allo spettatore resta un’immagine in cui la memoria collettiva può apparire soltanto accettando la propria incompletezza.












