Mata 4
2010
- Anno
- 2010
- Tecnica
- Tecnica mista su stoffa
- Dimensioni
- 180 × 130 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
Mata 4 mette in scena una memoria rituale che non può tornare come origine intatta, ma acquista presenza contaminandosi con l’immaginario decorativo del presente. Nel ciclo Mata & Grifone, Zampogna non ricostruisce filologicamente la leggenda dei giganti meridionali. La sottopone invece al metodo di interferenza che attraversa la sua ricerca: dopo le appropriazioni di Artmedia e lo scambio fra «realtà reale» e «realtà mediale», anche il mito popolare riappare soltanto dentro un’immagine già codificata. Mata diventa così una figura sospesa fra effigie processionale, personaggio pittorico e memoria dell’infanzia meridionale.
Il motivo seriale di fari e velieri sottrae alla gigantessa un luogo storico determinato e trasforma il mare in uno scenario domestico, ripetibile. La stoffa stampata non ambienta il racconto, ma oppone alla singolarità rituale una superficie che potrebbe continuare oltre i margini. Contro questa continuità impersonale, la rigida frontalità del busto e la corona sovradimensionata conservano l’autorità cerimoniale di Mata, mentre l’eterogeneità cromatica ne espone la natura di immagine costruita. Lo sguardo sollevato non stabilisce un contatto con chi osserva e mantiene la figura in una condizione di apparizione. Perfino l’abito a pois introduce un codice estraneo alla solennità leggendaria, facendo convivere regalità, ornamento e familiarità quotidiana senza ricomporli.
L’opera segna un passaggio decisivo nella contaminazione praticata da Zampogna: l’interferenza non proviene più soltanto da copertine, pubblicità o repertori artistici, ma dal supporto stesso, che assorbe il mito nel proprio ritmo. La leggenda non viene opposta alla modernità come rifugio autentico. Sopravvive proprio attraverso la distanza che la decorazione introduce, resa visibile come memoria già trasformata dalla circolazione delle immagini. Resta una presenza insieme monumentale e precaria, capace di evocare il rito senza restituirne la totalità.












