“Mata & Grifone” MAC Maja Arte Contemporanea, Roma, Novembre
MAC Maja Arte Contemporanea · Roma · 2015
In mostra una selezione delle opere più recenti di Gaetano Zampogna, intitolata Mata e Grifone.
Le opere comprendono nove dipinti di grandi dimensioni (180×130 cm / 280×130 cm) e nove dipinti di dimensioni piccole e medie, tutti realizzati su tessuto stampato.
La nuova collezione di Zampogna è opera di un visionario. I dipinti diventano grandi macchine visive che hanno per protagonisti Mata e Grifone, i mitologici fondatori di Messina (Italia). Sia in Sicilia sia in Calabria, i luoghi in cui Zampogna ha trascorso l'infanzia, è consuetudine portare in corteo per piazze e strade, durante le feste cittadine, effigi in cartapesta dei due giganti (raffigurati come una donna caucasica e un moro).
Nell'opera di Zampogna, i due giganti sembrano apparire sul tessuto come evocati dallo spettatore. Crescono tra i fiori sullo sfondo, mescolandosi al paesaggio surreale che fa loro da scenario.
Come sottolinea Claude Frontisi nel catalogo che accompagna la mostra, «tutti i dipinti di questa collezione, grandi e piccoli, esplorano l'impressione lasciata da fantasmi che appaiono all'alba dei tempi; siamo invitati a partecipare a un sogno a occhi aperti, a una gigantomachia».
«Le opere “gigantesche” di Zampogna sembrano nascere da quel luogo perturbante in cui reminiscenza, memoria e oblio si fondono; qui, il subconscio del pittore può entrare in contatto con ombre ancestrali della sua giovinezza, spaventosamente suggestive», scrive Fiore a proposito delle opere nel suo saggio critico. «Attraversano i muri e appaiono come visioni, ispirando l'artista e lasciando la propria immagine sulla sua tela. (…) La statura dei giganti in posa sembra sfidare le proporzioni di ciò che conosciamo come reale. Sembra suggerire che solo ciò che lascia la propria impronta su una tela possa essere considerato reale, e che sia reale soltanto ciò che sappiamo non esistere».
MATA E GRIFONE. DUE GIGANTI IN POSA
di Elmerindo Fiore
Il gigante Grifone rapì Mata,
una vergine gigante in divenire,
alla vigilia dell'alba dei tempi
il mattino seguente
apparve avvizzita,
durante la notte che precedette l'alba dei tempi
divenne alleata e sposa del suo custode
: insieme, uccisero un cavaliere dopo l'altro
e fondarono una città dopo l'altra
danzarono al ritmo dei propri tamburi
e misero al mondo molti figli
; e quando seppero che sarebbero morti
scelsero la propria assenza
e divennero fantasmi di carta
che continuano a toccarsi
e continuano a corteggiarsi
mentre attraversano strade e piazze
in attesa di diventare ritratti
Le opere «gigantesche» di Zampogna sembrano nascere da quel luogo perturbante in cui reminiscenza, memoria e oblio si fondono; qui, il subconscio del pittore può entrare in contatto con ombre ancestrali della sua giovinezza, spaventosamente suggestive. Le scene che mette in scena rappresentano i due giganti mitologici. Attraversano i muri e appaiono come visioni, ispirando l'artista e lasciando la propria immagine sulla sua tela.
Zampogna ha iniziato a lavorare con grandi tele decorate nel 2010. La sua opera crea un dialogo inatteso e imprevedibile tra la tela stampata e le sue visioni, conciliando apparentemente la lezione quattrocentesca di Piero della Francesca con una nuova ingenuità. Fa la parodia degli arazzi: sulle sue tele gli assenti diventano apparizioni traslucide che infestano le prime ore del giorno, quando la coscienza è solo parziale e la realtà soltanto effimera. La statura dei giganti in posa sembra sfidare le proporzioni di ciò che conosciamo come reale. Sembra suggerire che solo ciò che lascia la propria impronta su una tela possa essere considerato reale, e che sia reale soltanto ciò che sappiamo non esistere.
LO STUDIO DI GAETANO ZAMPOGNA
Il tessuto del tempo
di Claude Frontisi
C'era una volta…
Lo spazio come creatore.
Quando si entra nello studio di Gaetano Zampogna, si ha l'impressione di essere passati attraverso il proverbiale specchio di Alice o di essere entrati nell'universo dei personaggi di George Lucas; qui siamo invitati a lasciarci alle spalle i parametri dello spazio e del tempo così come li conosciamo. Osservatore spaesato, seppure sicuro di sé, il visitatore può trovare nell'opera di Zampogna un tentativo di costruire un dialogo fluido tra ieri e oggi. Egli mescola luoghi lontani, accosta figure tragiche e comiche e mette in parallelo elementi concreti e fantasmagorici con la destrezza di un prestigiatore. Il suo processo creativo può essere paragonato a un fotomontaggio o a un collage; combina immagini che non hanno un legame logico, creando così un paradosso intellettuale. Attraverso di esso, sembra incoraggiare associazioni ampie e polimorfe. Nella sua opera, l'immagine di una Roma immacolata (e per quanto tempo rimarrà tale?) diventa lo sfondo di un vivace scambio tra Mnemosine e gli eventi d'attualità televisivi.
Nel suo studio, uno spettatore privilegiato può sedersi a un tavolo che ospita sia l'opera in corso sia la sua pasta al sugo. Può poi spostarsi sulla panca accanto al muro e immergersi in una lunga discussione che non conosce regole né logica. Elmerindo Fiore lo sa bene. Era uno dei collaboratori di Zampogna nell'Artmediaproject e ora si gode il suo momento sulla panca, dove fuma senza sosta.
Infine, il visitatore può entrare nello spazio in cui i dipinti prendono vita e riempirsi gli occhi della loro bellezza. Qui si può apprezzare la tecnica di Zampogna, che nasce dalla combinazione del suo studio approfondito del disegno a mano libera e della sua comprensione dei rapporti familiari e sociali.
Mata e Grifone.
Zampogna è nato a Scido, in Calabria (Italia). Nei suoi primi anni osservava i giganti di cartapesta sfilare per la città durante le feste locali. Forse quello stesso sguardo attraversò lo Stretto di Messina: dopotutto, è a un soffio di distanza. Qui, Mata e Grifone sono noti per danzare insieme per la bella città che si dice abbiano fondato: la loro danza è amorosa e fisica, lo sanno anche gli spettatori più giovani.
La sua mente e le sue orecchie adulte sono certamente ancora piene di suoni rimbombanti e sussurri suggestivi provenienti da quei ricordi così intensi. Ha assimilato la storia dei giganti mentre li guardava muoversi al ritmo costante di un tamburo. La musica proveniente da zampogne immaginarie (lo strumento che porta il suo nome) amplifica il fragore di questi ricordi; le zampogne sono estranee alle processioni della giovinezza di Zampogna, ma diventano centrali nella sua visione. Questi suoni sono alla base delle immagini atemporali che propone oggi: ne ravvivano il sur-realismo, la natura corporea e la presenza imponente.
Le pareti del suo studio (alte 3 metri) sono quasi interamente coperte da grandi pezzi di tessuto dipinto. Sono appesi lì, senza cornice; i più colti vi riconosceranno un richiamo ai francesi Support-Surfaces. Il tessuto stesso era originariamente destinato alla tappezzeria; ha dunque l'aspetto di un «readymade» e rimanda all'arte contemporanea post-Duchamps. I dipinti, tuttavia, trascendono il materiale su cui sono realizzati. Sembrano nutrirsi della tradizione medievale delle tappezzerie «floreali».
I giganti Mata e Grifone emergono da questo sfondo insieme ai loro simili. Alcuni sono a cavallo e ricordano i giganti dipinti da Paolo Uccello; altri avanzano a piedi, emanando una rigida serenità nelle loro forme fiere e paffute; Mauro il barbuto, invece, sorride al pubblico, per metà beffardo e per metà pacificato. Li affiancano assistenti e musicisti di statura umana (tamburi; clarinetti; flauti; trombe) irreali quanto i giganti stessi. Gettati in quello spazio senza tempo, sono diventati anch'essi metarappresentativi.
L'arte di Zampogna è tale in tutte le sue forme e dimensioni. Si immerge nell'abisso del tempo e ne trae una fantasticheria da condividere con noi. La sua gigantomachia è al centro della sua mostra qui, al MAC Maja Arte Contemporanea.
Traduzione inglese di Livia Sacchetti












