La Giganta
2013
- Anno
- 2013
- Tecnica
- Tecnica mista su stoffa
- Dimensioni
- 280 × 136 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
La Giganta mette in scena il mito meridionale come un corpo collettivo che può tornare nel presente soltanto lasciandosi attraversare dall’ornamento e dalla vita ordinaria. Nel ciclo Mata & Grifone, Zampogna non ricostruisce la leggenda come un’origine integra, separata dal tempo attuale. La figura femminile del gigante viene invece sottoposta al principio di contaminazione che attraversa tutta la sua ricerca: ciò che appartiene alla memoria rituale del Sud acquista visibilità entro una superficie già carica di codici domestici e decorativi. Il mito non è quindi illustrato, ma verificato nella sua capacità di sopravvivere come immagine presente.
Il motivo floreale della stoffa affiora nel busto e nell’abito della figura monumentale, rendendone permeabili i confini e impedendo al corpo di imporsi come volume autonomo. La gigantessa sembra insieme emergere dalla superficie e ricadervi, come se la sua autorità processionale dipendesse proprio da ciò che ne attenua la consistenza. In basso, una figura adulta che porta un bambino introduce una scala quotidiana accanto a quella rituale: il confronto non riduce il gigante a spettacolo, ma collega la sua sproporzione alla continuità concreta dei corpi, delle generazioni e della trasmissione. Ornamento, effigie e presenza vissuta condividono così il medesimo spazio senza fondersi del tutto.
L’opera trasferisce nel territorio della leggenda un problema già centrale nel percorso di Zampogna, quello dell’intercambiabilità fra esperienza e immagine. Qui, tuttavia, la contaminazione non assume la forma di una finestra mediale sovrapposta: è la stoffa stessa a entrare nella figura e a costruirne l’apparizione. Il formato verticale conserva la misura pubblica dello stendardo e dell’effigie processionale, mentre la permeabilità del corpo ne sottrae ogni pretesa di purezza arcaica. La Giganta lascia così lo spettatore davanti a una memoria che non domina il presente dall’alto, ma continua a esistere perché accetta di essere abitata dal presente.












