Senza titolo
2015
- Anno
- 2015
- Dimensioni
- 47 × 52 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
In quest’opera delle Macellerie, la violenza della macellazione perde la propria eccezionalità perché il lavoro sul corpo animale e l’ornamento domestico vengono costretti a condividere la stessa superficie. Zampogna non costruisce un antagonismo spettacolare tra vittima e carnefice: sottopone invece la scena a quella sdrammatizzazione che definisce il ciclo, lasciando che un atto cruento assuma l’apparenza di una mansione quotidiana. La carta da parati introduce inoltre una memoria domestica incongrua, nella quale il consumo della carne sembra già ricondotto all’ambiente rassicurante che normalmente ne rimuove l’origine.
La carcassa scuoiata, sospesa in verticale e quasi parallela all’operatore, trasforma il rapporto tra i due corpi in una contiguità operativa: l’uno è materia esposta, l’altro presenza concentrata nel gesto, ma entrambi partecipano alla medesima immobilità figurativa. A interrompere ogni separazione interviene il motivo floreale della carta da parati, che attraversa l’abito e rende parzialmente permeabile la figura umana. L’ornamento non si limita dunque ad accogliere la scena. La invade e la normalizza, facendo affiorare foglie, frutti e fiori là dove ci si attenderebbe la consistenza autonoma del corpo. Anche il rosso della carne entra in risonanza con i piccoli accenti cromatici del fondo: il segno della ferita rischia così di essere letto come una variazione della decorazione.
Proprio questa prossimità rende l’immagine più inquieta di una denuncia esplicita. Zampogna non aumenta il dramma, ma mostra il dispositivo culturale che lo rende tollerabile: la trasformazione della violenza in procedura, immagine e superficie consumabile. Nel percorso dell’artista, l’antica contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale» assume qui una forma materiale e domestica. Ciò che dovrebbe opporre vita, morte e lavoro viene livellato dall’ornamento, e allo spettatore resta il disagio di riconoscere quanto facilmente l’abitudine possa convertire un evento irreversibile in sfondo.











