Senza titolo 5
1995
- Anno
- 1995
- Dimensioni
- 200 × 160 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
Senza titolo 5 mette in scena la carne come soglia comune fra corpo animale, identità culturale e consumo erotico, inaugurando nella ricerca di Zampogna un regime figurativo in cui realtà vissuta e immagine mediale cominciano a contaminarsi. Realizzata nel 1995, subito dopo la conclusione dell’esperienza Artmedia, l’opera conserva il principio dell’appropriazione, ma ne sposta il campo dalla storia dell’arte alla circolazione contemporanea dei corpi. Nel ciclo La Carne, la figurazione non ricostituisce quindi una realtà integra: dispone soggetti eterogenei entro una medesima economia dello sguardo, nella quale l’animale macellato, la figura pubblica e il corpo pornografico diventano forme concorrenti di esposizione.
La carcassa aviaria, ingrandita fino ad assumere una presenza quasi monumentale, è assorbita dalla dominante violacea, che cancella il luogo della macellazione e converte la materia organica in un’apparizione anonima. A questa massa centrale si oppone soltanto in apparenza l’inserto associato a Banana Yoshimoto: il volto accostato al frutto costruisce un’identità attraverso una condensazione immediata, prossima alla logica pubblicitaria e alla facile equivalenza fra nome e immagine. In basso, una sequenza di piccoli riquadri frammenta il corpo pornografico in dettagli e variazioni seriali. La differenza di scala non stabilisce una gerarchia, ma articola due modalità dello stesso consumo: l’evidenza fisica della carne e la sua trasformazione in repertorio visivo.
L’opera occupa così un passaggio decisivo fra il prelievo praticato in Artmedia e le successive mitologie mediatiche. L’appropriazione non riguarda più soltanto immagini già codificate dall’arte, ma investe letteratura, pornografia e cultura di massa, facendo della loro contiguità un dispositivo critico. Rispetto alle successive Macellerie, dove il dramma sarà assorbito dall’ornamento del tessuto, qui la violenza non è ancora pacificata: resta esposta nella sproporzione fra il corpo animale e gli inserti, ma è già resa consumabile dalla loro organizzazione grafica. Ciò che rimane allo sguardo è un’identità senza profondità stabile, prodotta dall’accostamento di segni e corpi disponibili.











