Testo critico
La promessa pubblicitaria di un’identità compiuta si rovescia qui nella sua frammentazione, perché ogni forma di presenza dipende dal modo in cui viene esposta e resa desiderabile. Nel ciclo Pubblicità, Zampogna non contrappone l’autenticità dell’individuo alla falsità della comunicazione commerciale, ma verifica come entrambe siano prodotte da codici di visibilità. La persona, ciò che la veste e ciò che viene offerto allo sguardo come nudità non compongono quindi una storia, né definiscono un soggetto unitario. Diventano registri contigui attraverso i quali la «realtà reale» e la «realtà mediale» si riconoscono come costruzioni reciprocamente implicate.
La scansione in tre campi contigui interrompe ogni continuità narrativa e assegna la stessa evidenza alla figura, all’indumento sospeso e alla schiena nuda. Questa equivalenza non cancella le differenze, ma le converte in altrettanti modi di presentare e consumare un’identità. La separazione cromatica accentua il passaggio fra codici: il rosso assorbe la figura in un’impronta quasi monocroma, la giacca scura acquista l’autonomia impersonale di un prodotto, mentre la luminosità della carne trasforma il corpo in una superficie levigata e parziale. Inchiostro serigrafico e olio mantengono percepibile la discontinuità fra riproduzione e pittura, ma impediscono di attribuire all’una il monopolio dell’artificio e all’altra quello della presenza.
Il lavoro porta così la ricerca di Zampogna oltre la semplice intrusione dell’immagine pubblicitaria nella vita quotidiana. È la persona stessa a risultare inseparabile dai dispositivi che la selezionano, la rivestono e la rendono desiderabile. Anche la nudità, che potrebbe promettere un accesso immediato al corpo, appare ritagliata e predisposta alla visione quanto l’abito sul suo sostegno. Allo spettatore non resta un’identità da ricomporre, ma una sequenza di apparizioni equivalenti, nella quale il confine fra individuo, merce e rappresentazione perde ogni stabilità.












