Can che….
2001
- Anno
- 2001
- Dimensioni
- 200 × 180 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
Can che… trasforma il proverbio e il gratta e vinci in due forme equivalenti di promessa, mostrando come il linguaggio comune e quello commerciale amministrino insieme il desiderio individuale. Nel ciclo «Gratta e vinci», Zampogna amplia la grafica del gioco fino a farne l’ambiente stesso del ritratto: non rappresenta semplicemente un biglietto, ma sottopone una presenza singolare alle istruzioni, alle attese e alle combinazioni predisposte da un dispositivo di consumo. La formula proverbiale, privata della propria conclusione stabile, non offre più una verità condivisa. Diventa un enigma regolato dalla medesima logica che promette il premio.
Il volto ingrandito coincide con il campo rosa del biglietto, che uniforma incarnato, spazio e segni stampati e assorbe l’identità personale dentro una superficie impersonale. La figura resta riconoscibile, ma la sua frontalità non garantisce autonomia: appare già tradotta nel codice cromatico e seriale del gioco. Intorno, la ripetizione di galline, cani, cavalli, capre e pesci trasforma gli animali in unità intercambiabili, destinate più alla verifica di una combinazione che alla costruzione di un racconto. Anche la scritta «CACCIA AL PROVERBIO» conserva l’autorità perentoria della comunicazione commerciale, mentre il proverbio frammentario che affiora dietro la figura ne contraddice la sicurezza. Fra parola occultata e immagine ripetuta, il sapere popolare e la fortuna vengono ridotti a indizi da decifrare.
L’opera porta così la contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale» dentro la struttura dell’identità. Il soggetto non è soltanto sovrapposto a una mitologia del consumo, ma sembra poter apparire solo attraverso di essa. Rispetto alla promessa di ricchezza che regge il ciclo, il proverbio introduce una seconda illusione di padronanza: quella di poter ordinare l’esperienza mediante una frase nota. Entrambi i sistemi rimangono incompleti. Al riguardante resta una presenza sospesa fra riconoscimento e calcolo, senza premio né morale conclusiva.












