Can che abbaia non.. nuota
2009
- Anno
- 2009
- Dimensioni
- 130 × 130 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Testo critico
In «15 Ritratti, 15 Poeti», l’identità di Sergio Zuccaro diventa il punto d’attrito fra la riconoscibilità individuale e due linguaggi collettivi ormai automatici: il proverbio e il verdetto del gratta e vinci. Zampogna non presenta il poeta come garante di una parola integra, ma espone il suo ritratto all’usura di formule anonime, condivise proprio perché ripetute. La fisionomia conserva la presenza di una relazione personale, mentre il linguaggio comune e quello impersonale del gioco la trasferiscono entro codici che appartengono a tutti e a nessuno. Il lavoro prosegue così la ricerca sulla contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale», applicandola all’identità e alla circolazione sociale della parola.
La deviazione di «Can che abbaia non.. nuota» spezza la previsione su cui il proverbio fonda la propria autorità: la frase resta riconoscibile, ma la conclusione incongrua ne converte la saggezza prescrittiva in un evento linguistico instabile. Sovrapposta alla parte inferiore del ritratto, la scritta non commenta Sergio Zuccaro, bensì costringe volto e parola a interferire, come se la riconoscibilità dell’uno dipendesse dall’errore dell’altra. Il bordo e le incursioni dell’acrilico arancione interrompono a loro volta la continuità del volto serigrafato, opponendo l’irregolarità del gesto alla ripetibilità tecnica dell’immagine. In basso, il frammento «non hai» introduce il registro del gratta e vinci: il responso anonimo del premio mancato entra nella stessa superficie del poeta e riduce l’attesa a una formula amministrata.
L’opera porta la precedente iconografia del gratta e vinci dentro una rete di amicizie e riconoscimenti individuali. La perdita non riguarda soltanto la vincita, ma anche la possibilità che il linguaggio comune conservi un significato stabile e che il ritratto restituisca un’identità senza mediazioni. Proprio l’errore riapre però ciò che la formula aveva chiuso: «nuota» produce un’associazione imprevista e restituisce alla parola una mobilità che il proverbio aveva consumato. Fra immagine stampata, gesto pittorico e frase deviata, Zuccaro rimane riconoscibile senza diventare pienamente disponibile, sottratto sia alla fissità celebrativa del ritratto sia all’anonimato del codice collettivo.













