Testo critico
L’opera rende «realtà reale» e «realtà mediale» intercambiabili, facendo del volto e del gelato due immagini ugualmente predisposte al consumo dello sguardo. Nel ciclo Pubblicità, Zampogna porta qui a compimento il passaggio dalle finestre mediatiche sovrapposte ai ritratti alla piena equivalenza fra i registri. La figura non rappresenta quindi una presenza autentica minacciata dalla réclame, così come il prodotto non costituisce un corpo estraneo introdotto nella scena. Entrambi arrivano già organizzati per essere riconosciuti immediatamente, e il loro accostamento mostra quanto la costruzione pubblicitaria sia penetrata nelle forme stesse dell’identità visibile.
La divisione verticale equipara il ritratto e l’immagine pubblicitaria senza ricomporli in una narrazione, costringendo lo sguardo a passare dalla frontalità trattenuta del volto alla disponibilità esibita del gelato. La dominante gialla, estesa dall’incarnato all’alimento, riduce ulteriormente la distanza tra persona e merce: il colore non unifica pacificamente la tela, ma trasforma entrambi i soggetti in superfici sottoposte allo stesso codice di attrazione. Acrilico, olio e inchiostro serigrafico sostengono questa ambivalenza, poiché la pittura conserva una densità individuale mentre la riproducibilità della serigrafia la espone alla logica impersonale della comunicazione commerciale. Anche il fondo scuro opposto al campo chiaro non ristabilisce una gerarchia, ma rende complementari due diverse modalità di apparizione.
Il lavoro precisa così un nodo centrale della ricerca di Zampogna alla fine degli anni Novanta e nei primi anni Duemila: la realtà mediale non si limita a invadere l’esperienza, ma le fornisce pose, cromie e promesse attraverso cui essa diventa leggibile. La prossimità fra volto e gelato produce un’ironia fredda, perché il piacere annunciato dal prodotto finisce per investire anche l’identità umana, trattata come qualcosa da desiderare e consumare. Ciò che resta non è il contrasto fra vero e falso, ma una reciprocità più inquieta: la merce assume la presenza di un ritratto, mentre la persona acquista la levigatezza disponibile di un’immagine pubblicitaria.












