Supercosmo
2003
- Anno
- 2003
- Tecnica
- Tecnica mista su carta
- Dimensioni
- 35 × 50 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
Supercosmo trasforma la promessa della vincita in un programma di evasione già codificato dal gioco, nel quale il viaggio fuori dal presente coincide con la sua ripetizione commerciale. Nel ciclo «Gratta e vinci», Zampogna non rappresenta semplicemente il desiderio di fortuna, ma mostra come esso venga organizzato da una mitologia mediatica pronta all’uso. Il cosmo evocato dal titolo non apre quindi uno spazio infinito: diventa la versione spettacolare di una catarsi mediocre, affidata al prezzo del biglietto e alla probabilità del premio. L’opera prosegue così la ricerca sulla contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale», trasferendo l’esperienza individuale dentro un dispositivo che ne anticipa aspirazioni e immagini.
La grafica cosmica del biglietto, ingrandita fino a occupare l’intero campo, converte il supporto promozionale nell’ambiente stesso dell’esperienza: pianeti, scritte, numeri, prezzo e codice a barre non accompagnano il soggetto, ma stabiliscono le condizioni entro cui può essere letto. La sovrapposizione fra il volto femminile e la navetta interrompe a sua volta la traiettoria del veicolo, trattenendo la partenza nella condizione immobile dell’attesa. Il corpo sembra partecipare al viaggio e insieme impedirlo, mentre la tecnica mista su carta conserva la discontinuità fra immagine umana e grafica seriale senza ricomporle in una scena unitaria. Persino l’indicazione «Non grattare» introduce un divieto paradossale: il meccanismo promette accesso a un altrove, ma sospende il gesto che dovrebbe attivarlo.
In questa coincidenza fra espansione cosmica e chiusura commerciale, Supercosmo precisa il carattere ironico e tragico del ciclo. L’altrove non è negato frontalmente, bensì reso disponibile come prodotto, già nominato, illustrato e valutato. La figura conserva una presenza riconoscibile, ma il suo desiderio diventa leggibile soltanto attraverso i segni impersonali del gioco. Presentata nel 2007 nella mostra «Cirkus» presso Artmediastudiozeta a Roma, l’opera lascia affiorare una condizione più ampia della semplice speranza di vincere: l’immaginazione contemporanea può progettare perfino la fuga solo con il linguaggio predisposto dal consumo.












