Stars
2004
- Anno
- 2004
- Dimensioni
- 220 × 200 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Serie
Testo critico
Testo redatto dall’archivio con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, non dall’artista.
Stars mette in scena la promessa di vincita come un sistema di valutazione che assegna all’individuo un’identità numerica, provvisoria e interamente dipendente dal gioco. Nel ciclo «Gratta e vinci», Zampogna assume la grammatica visiva della lotteria non per riprodurne semplicemente l’offerta, ma per mostrare come essa organizzi il desiderio e la percezione di sé. L’invito a sommare converte la speranza di un mutamento economico in un’operazione prescritta: il premio sembra già disponibile, purché la vita accetti di farsi combinazione. La stella, emblema di eccezionalità e successo, perde così ogni dimensione celeste e diventa un segno seriale, misurabile, sottoposto alla verifica del gioco.
La figura monocroma interrompe la grafica policroma, ma la sua apparente estraneità è subito riassorbita fra il titolo, le stelle numerate e la tabella dei premi. Il corpo non domina questo ambiente, vi è inscritto come un dato ulteriore, quasi fosse anch’esso chiamato a produrre una somma e a ricevere un valore. La sproporzione fra la presenza individuale e il grande dispositivo promozionale non preserva l’identità, perché numeri e importi trasferiscono sul soggetto la logica impersonale della probabilità. Le colature che scendono dai profili rossi e gialli incrinano inoltre la nettezza persuasiva del biglietto: il codice resta leggibile, ma la sua superficie comincia a disfarsi, lasciando emergere l’instabilità della promessa che veicola.
L’opera porta la contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale» a una conseguenza insieme ironica e tragica. La persona rimane riconoscibile, eppure la sua presenza vale soltanto entro una mitologia pubblicitaria che traduce aspirazione, biografia e futuro in equivalenze monetarie. Rispetto agli animali portafortuna e alle carte che ricorrono nel ciclo, qui il prestigio popolare della stella intensifica il paradosso: l’idea di essere eccezionali viene offerta attraverso un meccanismo anonimo e ripetibile. Ciò che resta non è l’attesa aperta di una possibilità, ma un’identità sospesa al risultato, già ridotta alla cifra con cui il gioco promette di riscattarla.
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