Testo critico
La promessa di fortuna assume qui la forma di un interlocutore sorridente che trasforma l’attesa individuale in un rapporto regolato dalla grafica del gioco. Nel ciclo «Gratta e vinci», Zampogna non rappresenta soltanto il desiderio di una vincita, ma trasferisce nella vita ordinaria la grammatica con cui il biglietto lo produce e lo amministra. Il simbolo astrale, tradizionalmente legato al destino favorevole, viene così ricondotto alla mitologia mediatica del premio: non annuncia un evento eccezionale, ma offre alla speranza un’immagine amichevole, immediata e seriale. La fortuna diventa una presenza apparentemente familiare, mentre resta vincolata a un meccanismo che nessuna immagine può garantire.
La stella antropomorfa ingigantita converte il portafortuna in una figura promozionale che sembra assistere e insieme sorvegliare il giocatore. Le stelle minori, contrassegnate da numeri, ne rivelano però la natura operativa: anche il sorriso appartiene a un sistema di combinazioni e verifiche. Contro questi segni accesi, la persona seduta al tavolo è resa in grisaglia e raccolta in un gesto concentrato, quasi consumata dall’azione a cui si dedica. Il dislivello cromatico non separa semplicemente individuo e grafica. Al contrario, assegna maggiore presenza al dispositivo e riduce il corpo a una condizione incerta, sospesa fra attenzione, attesa e dipendenza. Tavolo, sedia e figura conservano la concretezza di una scena quotidiana, ma la loro realtà è invasa da un linguaggio visivo più persuasivo del mondo che pretende di interpretare.
L’opera porta la contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale» fino a un rovesciamento di consistenza: il codice pubblicitario appare vivo, mentre la persona sembra già un residuo della sua promessa. L’ironia del personaggio stellare non attenua quindi la tensione, perché rende seducente proprio ciò che impoverisce l’esperienza. Nel percorso di Zampogna, questa inversione precisa il carattere tragicomico di «Gratta e vinci»: la catarsi economica resta mediocre e improbabile, ma dispone di figure capaci di occupare l’immaginazione. A chi guarda rimane una scena in cui la speranza non è cancellata, bensì affidata a un’immagine che sorride al posto suo.












