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Testo critico

Testo redatto dall’archivio con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, non dall’artista.

Monte Carlo trasforma il desiderio di ricchezza in un’identità provvisoria, costruita dalla stessa grammatica impersonale che promette di premiarla. Nel ciclo «Gratta e vinci», Zampogna non rappresenta semplicemente il gioco d’azzardo, ma assume i suoi codici come struttura dell’esperienza contemporanea. Il titolo evoca un luogo reso mitico dal lusso e dalla fortuna, mentre l’opera ne riduce il richiamo a un sistema di equivalenze economiche. L’aspirazione personale non conduce così a una destinazione reale: viene consegnata a combinazioni prestabilite, nelle quali il possibile cambiamento della vita coincide con la corretta apparizione di un segno.

La figura inglobata fra due scale di vincita, una affidata ai dadi e l’altra alle carte, diventa la posta simbolica del gioco anziché il suo soggetto sovrano. La posizione frontale sembra affermarne la presenza, ma il corpo è stretto entro una sintassi che associa ogni coppia o combinazione a un valore monetario. La scritta «MONTE CARLO», dilatata come un marchio sopra la figura, converte il luogo in promessa pubblicitaria e sovrasta l’identità che dovrebbe desiderarlo. Acrilico e inchiostro serigrafico mantengono in attrito pittura e riproduzione: l’irregolarità del corpo convive con la durezza seriale di cifre, semi e caselle, mentre il fondo arancione uniforma persona, gioco e messaggio in un solo campo di consumo.

L’opera porta a compimento uno dei passaggi centrali della ricerca di Zampogna, quello dalla contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale» alla loro piena intercambiabilità. Qui la grafica promozionale non si sovrappone più alla vita come un commento esterno, ma le assegna posizione, valore e possibilità. L’ironia nasce dall’eccessiva chiarezza del dispositivo, che espone premi e combinazioni senza offrire alcuna verifica o azione effettiva. La promessa resta visibile e il risultato resta sospeso. Ciò che appare come occasione di emancipazione economica si rivela quindi una forma di dipendenza dall’immagine: il soggetto può abitare il sogno di Monte Carlo soltanto diventando parte del suo tabellone.

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