Testo critico
L’opera mette in conflitto l’identità costruita attraverso la musica con quella assegnata dalla promessa del gioco, trasformando la persona in una possibilità sottoposta al codice della fortuna. Nel ciclo «Gratta e vinci», Zampogna trasferisce la grammatica del biglietto promozionale alla vita ordinaria, così che il desiderio di riconoscimento e quello di ricchezza finiscano per condividere la medesima instabilità. Qui la presenza del musicista introduce un’attività capace di definire il soggetto attraverso il corpo, il gesto e lo strumento, ma tale definizione viene immediatamente affiancata da un sistema che promette un’identità alternativa, ottenuta non mediante l’esperienza, bensì attraverso una combinazione da scoprire.
La figura con il basso oppone alla logica astratta del premio una presenza attiva, e tuttavia il campo rosa ne attenua il peso fino a renderla simile a un’immagine già assorbita dalla comunicazione. Il corpo conserva la propria singolarità, ma non domina lo spazio: convive con quattro carte che occupano una zona autonoma e traducono la fortuna in sequenza visiva. La loro disposizione, una carta sopra e tre sotto, suggerisce una procedura di confronto senza offrirne un esito leggibile; il gioco resta sospeso nella promessa. Anche la scritta «LE TUE CARTE» agisce in modo ambivalente: interpella direttamente chi guarda, ma sostituisce alla relazione personale la formula standardizzata di un messaggio rivolto a chiunque.
Rispetto ad altri lavori del ciclo, nei quali la figura appare inglobata con maggiore evidenza nella superficie del biglietto, quest’opera mantiene aperta una distanza fra il soggetto e il dispositivo. Proprio quella distanza rende più netto il conflitto: da una parte la musica come pratica, esposizione e possibile autorappresentazione, dall’altra la fortuna come scorciatoia mediatica verso un mutamento di condizione. L’opera, esposta nella mostra «Cirkus» del 2007, colloca così lo spettacolo della possibilità dentro la vita individuale. Non stabilisce se la persona possieda le carte o ne sia valutata: lascia che identità e premio diventino termini intercambiabili di una stessa attesa.












