Testo critico
Gioca a scopa 1 trasforma la promessa del premio in un dispositivo di equivalenza, nel quale identità individuale e linguaggio commerciale appaiono sottoposti alla stessa logica seriale. Nel ciclo «Gratta e vinci», Zampogna non rappresenta il biglietto come oggetto, ma ne dilata il codice fino a farne lo spazio stesso dell’esperienza. La promessa di una vincita minima e immediata non offre una vera alternativa al presente: organizza piuttosto una condizione in cui il desiderio personale può essere formulato soltanto attraverso istruzioni, simboli e importi predisposti. Le figure entrano così nella mitologia mediatica del gioco senza illustrarla, assorbite da una grammatica che rende la speranza misurabile e ripetibile.
La duplicazione della figura femminile introduce una differenza che il dispositivo tende subito a neutralizzare. Le due presenze, simili ma non coincidenti per posa e definizione, suggeriscono l’individualità come variazione interna a una matrice comune, mentre il fondo cromatico continuo le consegna alla stessa superficie impersonale. La grafica ingrandita della Scopa conserva l’autorità visiva del biglietto attraverso carte, istruzioni e valore del premio, ma la perdita della funzione pratica converte ogni segno in una promessa sospesa. Anche la struttura in due fogli agisce criticamente: la giuntura divide il campo senza separare davvero i suoi regimi, facendo apparire corpo e comunicazione commerciale come parti contigue di un solo montaggio.
L’opera porta quindi a un punto ulteriore la contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale» sviluppata da Zampogna dopo Artmedia. L’immagine prelevata non si sovrappone più alla figura come una finestra distinta, poiché ne determina ormai il contesto, la scala e le possibilità di lettura. Rispetto alla catarsi promessa dal gioco, le due presenze non mostrano né entusiasmo né riscatto: restano comprese in un sistema che offre il premio come unica forma disponibile di cambiamento. L’ironia nasce dalla sproporzione fra l’enfasi grafica e la modestia della somma; il suo risvolto tragico consiste nel fatto che anche l’identità sembra ridotta a combinazione, variante e attesa.












