Tutte le strade portano a.. Genova
2009
- Anno
- 2009
- Dimensioni
- 128 × 120 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Testo critico
In «15 Ritratti, 15 Poeti», il ritratto di Gabriele Perretta trasforma l’orientamento certo del proverbio in una destinazione particolare, sottoponendo l’identità individuale all’attrito fra linguaggio comune, memoria personale e verdetto del caso. Zampogna non adopera la riconoscibilità dell’amico poeta per fissarne un’immagine celebrativa. La colloca invece entro codici collettivi che sembrano precederla e determinarla: la frase proverbiale, già consumata dall’uso, e la grammatica del Gratta e vinci, che riduce l’attesa a un esito prestabilito. Il passaggio da «Roma» a «Genova» sottrae la massima alla sua universalità apparente, ma non consegna una spiegazione. La deviazione apre un riferimento preciso e insieme opaco, nel quale il nome della città può agire come memoria, allusione o destinazione senza stabilizzarsi in racconto.
La sostituzione linguistica produce così un doppio movimento: rende la formula nuovamente leggibile e, nello stesso tempo, impedisce di consumarla come sapere condiviso. A questa frattura rispondono le pennellate magenta che attraversano e incorniciano il volto serigrafico, incrinandone la continuità senza cancellarne i tratti. Il colore non completa il ritratto, ma vi introduce una pressione estranea, come se l’individuo dovesse emergere attraverso la stessa interferenza che lo espone. Più in basso, la formula «Non hai vinto» riconduce ogni possibile itinerario alla sentenza impersonale del gioco: la città nominata promette una direzione singolare, mentre il verdetto nega che quella direzione coincida con una conquista. Volto, proverbio alterato e responso non si illustrano reciprocamente. Restano in tensione, ciascuno incapace di assorbire del tutto gli altri.
L’opera riprende la contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale» centrale nella ricerca di Zampogna, ma la trasferisce nel campo dell’amicizia, della poesia e della lingua sedimentata. Qui il soggetto non è reso anonimo dalla pubblicità, bensì esposto alla forza anonima delle formule che organizzano il riconoscimento e il desiderio. Il ritratto conserva Gabriele Perretta come presenza identificabile, ma rifiuta di separare tale presenza dai codici che la disturbano. Ne deriva un’identità non conclusa, situata fra una meta nominata e una perdita dichiarata.












