Rosso di sera bel tempo si.. stima
2009
- Anno
- 2009
- Dimensioni
- 130 × 130 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Testo critico
Nel ciclo «15 Ritratti, 15 Poeti», Donato Di Stasi è posto fra la sapienza inceppata del proverbio e il verdetto impersonale del gratta e vinci, due codici collettivi che tentano di amministrarne l’identità senza riuscire a esaurirla. Zampogna riprende qui il confronto fra «realtà reale» e «realtà mediale» che attraversa la sua ricerca, ma lo concentra sul rapporto fra volto, linguaggio comune e riconoscimento personale. Il poeta non viene celebrato come figura separata dai segni del presente: entra invece in un dispositivo nel quale la tradizione proverbiale e la logica del premio riducono esperienza e futuro a formule già disponibili.
La conclusione incongrua «stima» sottrae il proverbio alla previsione meteorologica e lo sposta verso il giudizio di valore. L’errore non produce soltanto un gioco verbale: introduce nel ritratto una domanda sulla possibilità di misurare una persona attraverso la reputazione, mentre il vicino «Non hai vinto» converte quella misura nell’esito secco di una procedura anonima. Le abrasioni turchesi attraversano volto, cornice e scritte senza distinguere fra immagine privata e codice pubblico. Ne incrinano la continuità, ma non cancellano la riconoscibilità di Di Stasi, che permane come resistenza concreta entro una superficie trattata alla maniera di un’immagine stampata, consumata e rimessa in circolazione.
Rispetto ai precedenti lavori di «Gratta e vinci», nei quali la promessa economica organizzava l’intero ambiente della figura, qui la grammatica del gioco entra nel ritratto e ne turba la funzione commemorativa. Anche il proverbio, anziché custodire una memoria condivisa, diventa materiale soggetto a errore e sostituzione. L’opera lega così l’identità poetica non a una presunta interiorità, ma alla capacità di restare leggibile fra linguaggi che assegnano valore, previsione e successo. Ciò che rimane non è un’immagine pacificata dell’amico poeta, bensì una presenza che sopravvive ai sistemi destinati a definirla.












