Testo critico
In Marilyn Monroe il mito della forza naturale viene reso inseparabile dalla fabbricazione mediatica del desiderio, così che il cavallo e la celebrità appaiono come corpi ugualmente disponibili allo sguardo. Nel ciclo Cavalli, Zampogna non assume l’animale soltanto come emblema di energia, velocità e potenza, ma ne sottopone l’immagine alla contaminazione con un’icona editoriale già consumata dalla riproduzione. Il riferimento a Marilyn Monroe, introdotto attraverso «Playboy», non aggiunge una narrazione al dipinto: trasferisce sul cavallo la stessa economia visiva che trasforma un individuo in mito pubblico e il corpo in superficie di circolazione.
Il cavallo abbassa il capo e attraversa il campo in una postura priva di slancio, che converte la potenza animale in presenza esposta e consumabile. La sua massa quasi bianca emerge da un ambiente scuro, ma le abrasioni e le velature ne indeboliscono la consistenza, come se anche la pittura fosse sottoposta all’usura di un’immagine riprodotta. Sovrapponendosi al dorso e alla groppa, la copertina di «Playboy» interrompe l’unità del corpo e impone alla scena il codice frontale della comunicazione editoriale. Il contrasto fra il passo dimesso dell’animale e la posa offerta dalla copertina non oppone natura e artificio. Al contrario, li rende due forme della medesima esposizione, nelle quali il desiderio è già organizzato da un dispositivo visivo.
L’opera occupa così un passaggio decisivo nella ricerca successiva ad Artmedia: l’appropriazione non riguarda più soltanto la storia dell’arte, ma investe le mitologie mediatiche che regolano la percezione contemporanea. La «realtà reale» del corpo animale e la «realtà mediale» della celebrità non restano separate per scala o funzione, poiché l’inserto invade fisicamente la figura e ne modifica la leggibilità. Ciò che rimane non è il confronto tra innocenza animale ed erotismo pubblicitario, ma una più inquieta equivalenza. Ogni corpo, naturale o celebre, può essere isolato, denominato e convertito in immagine disponibile.








