Le chiacchiere non fanno.. farfugliare
2009
- Anno
- 2009
- Dimensioni
- 130 × 130 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Testo critico
In «15 Ritratti, 15 Poeti», Zampogna trasforma il ritratto di Lamberto Pignotti in un conflitto fra identità autoriale e linguaggio comune, dove la parola perde autorità proprio mentre torna a produrre senso. La riconoscibilità del poeta non garantisce infatti un linguaggio integro: viene sottoposta a una formula proverbiale che dovrebbe trasmettere un sapere condiviso, ma che l’alterazione rende esitante e improduttiva. Il ritratto abbandona così ogni funzione celebrativa e diventa il luogo in cui memoria personale, automatismo verbale e codice mediale si contraddicono senza annullarsi.
La conclusione incongrua «farfugliare» devia l’attesa implicita nel proverbio e converte una frase consumata dall’uso in un inciampo che obbliga a leggerla di nuovo. Il verbo non completa il sapere comune, ma lo porta verso un parlare inceppato, sospeso fra espressione e rumore. Sotto la frase, il verdetto «Non hai vinto» trasferisce questa crisi nella grammatica impersonale del gratta e vinci: la parola del poeta e la promessa del premio vengono misurate dallo stesso dispositivo, che assegna valore attraverso un esito secco e anonimo. Le intrusioni verdi attraversano il volto serigrafato e ne interrompono la continuità, facendo della pittura non un complemento del ritratto, ma una pressione che impedisce all’identità di fissarsi in immagine compiuta.
Rispetto ai precedenti lavori dedicati alla fortuna e alla ricchezza illusoria, l’opera sposta il meccanismo del gioco sul terreno del linguaggio e della relazione personale. Non è più soltanto l’aspirazione economica a essere svalutata: anche le formule con cui una comunità organizza l’esperienza appaiono simili a combinazioni già stampate, disponibili a un verdetto. Pignotti resta riconoscibile, ma la sua presenza sopravvive dentro codici che insieme la espongono e la disturbano. Zampogna lascia così aperta una tensione precisa: l’identità non coincide con il volto né con la parola, ma si forma nell’attrito fra entrambi e i sistemi impersonali che li mettono in circolazione.












