La pazienza è la virtù dei.. Fanti
2009
- Anno
- 2009
- Dimensioni
- 125 × 130 cm
- Edizione
- Unique
- Disponibilità
- Disponibile
Testo critico
In «15 Ritratti, 15 Poeti», il ritratto di Giovanni Fontana trasforma la pazienza da virtù morale in attesa regolata da formule collettive, dove identità, proverbio e promessa di fortuna si espongono alla stessa instabilità. Zampogna sottopone la riconoscibilità dell’amico poeta a due linguaggi già consumati dall’uso: la massima popolare, che pretende di trasmettere un sapere condiviso, e il verdetto del Gratta e vinci, che riduce l’aspettativa a un esito impersonale. L’opera prosegue così la ricerca sulla contaminazione fra «realtà reale» e «realtà mediale», ma la concentra nel rapporto fra volto, lingua comune e codice del premio.
La conclusione incongrua «Fanti» incrina l’autorità del proverbio senza sostituirla con un significato certo. La frase resta riconoscibile nella sua struttura, ma l’errore la sottrae all’automatismo e la rende particolare, forse persino privata, senza che l’opera ne sciolga il riferimento. Sotto di essa, «Non hai vinto» chiude invece ogni ambiguità con la neutralità amministrativa di una sentenza prestabilita: alla pazienza non segue una ricompensa, ma la ripetizione dell’attesa. Il giallo acrilico invade il campo e attraversa l’immagine serigrafica, opponendo l’irregolarità del gesto alla fissità riproducibile del volto. Giovanni Fontana rimane identificabile, ma la sua presenza viene trattata come una superficie sulla quale codici estranei possono depositarsi e contendersi la lettura.
Il ritratto non celebra dunque il poeta né lo dissolve nell’anonimato. Lo colloca nel punto in cui l’identità individuale resiste, pur essendo continuamente ridefinita da espressioni ricevute e promesse collettive. Rispetto ai precedenti lavori legati al Gratta e vinci, la mitologia della fortuna non organizza più una scena della vita ordinaria, ma interferisce direttamente con un volto amico. Zampogna fa così del ritratto un luogo di attrito fra memoria personale e linguaggio impersonale, lasciando allo sguardo una riconoscibilità che non coincide più con una conoscenza stabile del soggetto.












